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Ecco perché i vittoriani (non) sorridevano

Bell, 18 anni, minuta, capelli bruni e ricci, grandi occhi marroni e una silhouette perfettamente snella, estremamente allegra e amante dei divertimenti, con un talento per la musica – nel complesso, ritenuta “a tutti gli effetti un’allegra ragazza” – desidera corrispondere con un uomo giovane e di bell’aspetto, preferibilmente bruno; egli dev’essere allegro e amorevole, appassionato di musica. Meglio se uno scultore o un attore. Indirizzo – “BELL”, Agenzia Matrimoniale di Tootsie.

Annuncio del 1890 tratto dalla rivista inglese Ally Sloper’s Half Holiday.

Insomma, Bell parla chiaro: essere un tipo allegro era un bel vantaggio in epoca vittoriana. In fondo, chi non preferirebbe avere accanto una persona gioviale anziché un compagno severo e austero? Troppo spesso, a guardare i vittoriani tutti abbottonati, ci vien da pensare che vivessero un appiattimento delle loro emozioni, uno stato perenne di costrizione che si traduceva in una costante formalità e rigidità delle apparenze. Nulla di più falso! Non lasciamoci ingannare dagli scatti più celebri del tempo e vediamo insieme perché le foto giunte fino a noi non riescono a raccontarci la vera essenza dei vittoriani.

Negli anni centrali dell’Ottocento, agli albori della fotografia, posare per uno scatto era un’impresa quasi eroica: i tempi di esposizione dei primi dagherrotipi erano lunghissimi e un movimento anche minimo poteva compromettere del tutto il risultato. Se già rimanere immobili per decine di minuti risultava complesso, sorridere per tutto quel tempo era praticamente impossibile! Un dagherrotipo mal riuscito significava prima di tutto un notevole spreco di denaro: il Dott. Anthony Cavo ci racconta che negli anni ‘50 dell’Ottocento un dagherrotipo di 3,5×4 cm costava circa 25 centesimi, ce ne volevano 50 per uno di 5×6,3 cm e fino a due dollari per uno da 8×11 cm. Consideriamo che un salario medio settimanale (sei giorni lavorativi) era meno di 5 dollari, il conto è presto fatto. Queste cifre erano quelle correnti negli Stati Uniti, ma di sicuro in Inghilterra non erano molto diverse.

La situazione vide una svolta negli anni ‘80, con l’introduzione di macchine fotografiche più semplici e con i tempi di esposizione quasi istantanei. Eppure, colpisce che alla fine del secolo fosse ancora prevalente l’abitudine di mantenere un’espressione seria quando immortalati. Quindi… perchè non sorridevano? 

Innanzitutto, al tempo il concetto di “scatto istantaneo” era ancora ben distante dal nostro, che viviamo in un mondo fatto di Instagram stories e dirette su TikTok. Per i vittoriani, una foto era comunque un vero e proprio ritratto, tanto che Charles Dickens nella sua corrispondenza si spinge a valutarne la somiglianza della foto con l’originale, come se fosse a tutti gli effetti un dipinto. Un quadro era percepito come l’impressione eterna di un volto, raffigurante le sembianze con cui la persona ritratta veniva tramandata ai posteri. Un’occasione quindi, estremamente solenne e come tale degna di un’espressione regale

Ma siamo sicuri che non c’era dell’altro? La risposta si cela nel detto dell’epoca “La natura ha provveduto alle labbra perché coprissero i denti”! È facile immaginare che, nel periodo d’oro dei quaccheri e della medicina spesso improvvisata, l’igiene orale non fosse delle più impeccabili. Inoltre, come ci dimostra ampiamente la rubrica Ricette Vittoriane e in particolare la ricetta della tradizionalissima pound cake, i vittoriani portavano in tavola una dose spropositata di zucchero, che di certo non contribuiva a mantenere una dentatura sana e forte. Anche sui personaggi più agiati e più attenti alla pulizia, alcuni documenti rivelano sgradite sorprese. 

Torniamo a Dickens per esempio: era un grandissimo fan della doccia fredda con cui iniziava immancabilmente ogni giornata (quindi no, non è vero che i vittoriani non si lavavano) e sappiamo che quando viaggiava portava con sé uno spazzolino per lavarsi i denti, eppure quando arrivò in America un’azienda che produceva prodotti per l’igiene orale sfruttò la sua dentatura non propriamente bianca per far notare che di certo il Signor Dickens non faceva uso dei loro prodotti. Inoltre, il direttore della rivista The Dickensian Malcom Andrews conferma che Dickens, nei suoi ultimi anni, sfoggiava una dentatura meravigliosa… peccato che non fosse la sua! Si avvaleva di una dentiera che spesso aveva problemi a mantenere ben stabile in bocca.

Siccome però ogni regola ha le sue eccezioni, vi lascio con una gallery di alcuni scatti che ci mostrano i vittoriani nei loro sorrisi più smaglianti. Fatemi sapere su Facebook o Instagram qual è il vostro preferito!

FONTI PRINCIPALI:

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Sei sul blog di Laura Bartoli

Da anni studio, colleziono e traduco Charles Dickens. Sono una digital strategist appassionata di libri antichi e viaggio alla ricerca dei luoghi dove il tempo si è fermato all’età vittoriana. Questo blog è lo spazio virtuale in cui racconto le mie avventure a cavallo tra passato e presente. Clicca qui per conoscermi meglio!

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