Articolo di • In Charles Dickens

Photo credit: National Portrait Gallery

Era il 12 dicembre del 1863. Londra era la grande capitale dell’Impero Britannico ma anche la città più inquinata del Regno Unito. Mentre la borghesia banchettava durante i grandi balli di società, la nuova classe di lavoratori emigrata dai campi alla città viveva stipata in edifici striminziti e condizione igieniche mai viste. Eppure, c’era una cosa che rendeva tutti uguali. Dalla Regina Vittoria ai ladruncoli di strada, tutti attendevano impazienti la nuova storia di Charles Dickens, La signora Lirriper.

 

Benché oggi il mondo sembri averla dimenticata, La signora Lirriper fu uno dei più fenomenali successi di Charles Dickens. La prima parte fece la sua comparsa nel numero speciale del Natale 1863 di All The Year Round e si guadagnò una popolarità tale da meritarsi un seguito l’anno successivo. Mai era accaduto con altri racconti di Dickens. Il fattorino allora impiegato agli uffici della rivista diretta dallo stesso autore raccontò che 300 mila copie andarono a ruba appena dopo la pubblicazione, Wellington Street era “stracolma di gente ansiosa di conoscere il finale della storia” e c’erano “enormi manifesti affissi per tutta la città“.

La storia seguiva la struttura dei precedenti numeri natalizi dei suoi giornali, con una cosiddetta framework story, un racconto cornice che a un certo punto s’interrompeva per dare spazio a vicende del tutto scollegate tra loro, che Dickens delegava abilmente ad aspiranti contributori, più o meno noti. Nei limiti di quanto gli fosse consentito dal formato, Dickens riversò “tanto dentro la signora Lirriper quanto sarebbe quasi bastato a farne un romanzo”.

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Con le sue espressioni variopinte la protagonista ci regala un autoritratto memorabile, mettendoci a parte delle confidenze e dei ricordi di una donna vittoriana davvero atipica: a tutti gli effetti un’imprenditrice nell’Inghilterra vittoriana. Usa frasi sconnesse, espressioni colloquiali, non rispetta un ordine cronologico né una coerenza grammaticale, s’interrompe, perde il filo e molto spesso non le riesce di recuperarlo. E in questo — seppur nessuno gliel’abbia mai riconosciuto — arriva quasi cinquant’anni prima dell’Ulisse di Joyce.

Dopo La spiegazione di George Silverman, ho co-tradotto per la casa editrice Mattioli 1885 anche entrambe le parti della storia de La signora Lirriper, che potete trovare in tutte le principali librerie e ovviamente su Amazon cliccando qui. Non mi resta che augurarvi buona lettura e invitarvi, se vi va, a condividere i vostri commenti scrivendomi una e-mail all’indirizzo laura@laurabartoli.com.