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A Christmas Carol, la recensione della nuova serie di Tom Hardy e Ridley Scott

Quanti “Buon Natale” non sono che semplici menzogne? È questo il dilemma che affligge il leggendario protagonista di A Christmas Carol nel nuovo adattamento televisivo prodotto da Tom Hardy e Ridley Scott. 

A pochi minuti dall’apertura del primo episodio, ecco il volto di Scrooge che si rivela da dietro un vetro appannato: tra lui e il mondo, la stessa foschia che gli assorbe il cuore. Eppure, a dispetto delle atmosfere spettrali suggerite dal poster della serie, non è lo Scrooge che ci immaginiamo: la sua non è una crudeltà scontata o forzata, non è una conscia presa di posizione. Più semplicemente è un continuo schierarsi dalla parte della ragione ogni qualvolta questa si trovi a fare i conti con la fantasia, un coinvolgimento totale in una costante indagine delle emozioni dell’uomo per soppesarle contro il Dio denaro, e calcolare quello che egli stesso definisce “il tasso di cambio umano”. 

Negli atteggiamenti, lo si potrebbe quasi definire un uomo affascinante. Non evita il contatto con chi lo circonda, non alza un muro tra sé e il suo impiegato Bob Cratchit, anzi, cerca il dialogo per metterlo alla prova, per scoprire fin dove è in grado di spingersi l’animo umano, fino a che punto il perbenismo natalizio sia capace di silenziare l’aspetto più bestiale così abilmente celato in ognuno di noi. 

Photo credit: BBC One

Ed è proprio questa vocazione indagatrice di Scrooge che ha reso estremamente arduo il compito dei creatori della serie: soppesare il valore di atteggiamenti virtuosi, della moralità e del decoro rimanendo da un lato fedeli al tempo in cui è ambientato il racconto (Natale 1843) e creando dall’altro un contesto in grado di colpire lo spettatore di oggi, ha reso indispensabili numerosi rimaneggiamenti della trama. Tuttavia, chi cerca nella serie i valori del Natale dickensiano, rimarrà più che soddisfatto

Anche la distribuzione della vicenda nei tre episodi è sorprendente: pareva scontato che, sulla scia del racconto originale, ogni episodio sarebbe stato dedicato a uno dei tre spiriti, eppure nessun fantasma del Natale — passato, presente, o futuro – si palesa a Scrooge nel primo episodio e la parte iniziale getta le basi per lo sviluppo degli avvenimenti a seguire. La trama intera poggia sul forte legame tra Marley e Scrooge: aver condiviso i peccati in vita li condanna a doversi redimere entrambi, altrimenti nessuno dei due, vivo o morto, potrà riposare in pace e liberarsi della pesante catena delle proprie colpe, lentamente forgiata in vita, giorno dopo giorno.

Nello svolgimento della vicenda, A Christmas Carol è una serie che osa, ma senza mai esagerare. Effetti visivi curati nel minimo dettaglio ci conducono da un angolo all’altro dello spazio e del tempo, portandoci a incontrare i grandi personaggi della vita di Scrooge – alcuni i colpevoli, altri le vittime della macchina imprenditoriale i cui ingranaggi hanno schiacciato vite su vite nel corse dei decenni. Ed è proprio nei crimini di cui i personaggi si macchiano che la storia si fa più attuale e irriverente che mai. Molto più di un semplice banchiere, Scrooge è il ritratto perfetto del magnate moderno, che per scelta o per circostanza non comprende il significato più profondo delle proprie scelte. 

E in questo viaggio tra passato, presente e futuro, si viaggia anche nella vita dello stesso Dickens, come succede anche nel nuovo adattamento cinematografico di David Copperfield. In una delle scene più iconiche, lo spirito del Natale passato assume le sembianze di Alì Babà, il compagno più fedele di Scrooge durante i Natali della sua infanzia, nonché il protagonista uno dei racconti più amati dal piccolo Charles. 

Nel viaggio Scrooge si scrolla di dosso il mantello della razionalità e inizia a sentire quello che gli accade attorno: ogni passaggio ha il grande merito di essere credibile e perfettamente costruito, e l’inevitabile redenzione finale si concretizza nell’immediato, mostrando tutta la profondità di un sentimento che va ben al di là del desiderio di rifuggire alla desolazione d’una lapide abbandonata.

Photo credit: BBC One

il cast è mozzafiato: Guy Pearce crea uno Scrooge inaspettato ma perfettamente convincente, mentre Andy Serkis, nei panni dello Spirito del Natale passato, gioca tra enigma e risolutezza dipingendo un personaggio con una cifra espressiva unica. 

A Christmas Carol diventa, in questa nuova versione, non un semplice riadattamento ma a tutti gli effetti un upgrade del racconto di partenza. Viene da dire che Dickens, dopo un giretto nel 21esimo secolo forse l’avrebbe approvato, scoprendo nel nuovo rifacimento un mezzo efficace per ricordarci che più di ogni altro giorno, a Natale “si campa per metà di denaro e per metà d’amore”. 

La serie è disponibile su Amazon Video in America e su BCC iPlayer nel Regno Unito. Seguitemi su Facebook e Instagram per rimanere aggiornati su un’eventuale messa in onda in Italia!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Laura Bartoli

Da anni studio, colleziono e traduco Charles Dickens. Sono una digital strategist appassionata di libri antichi e viaggio alla ricerca dei luoghi dove il tempo si è fermato all’età vittoriana. Questo blog è lo spazio virtuale in cui racconto le mie avventure a cavallo tra passato e presente. Clicca qui per conoscermi meglio!

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